| Parco
Nazionale del Gran Paradiso |
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Il
più antico Parco nazionale italiano è situato nelle
Alpi Graie, a cavallo tra la Val d'Aosta ed il Piemonte, ed è
delimitato dalle valli dell'Orco e della Dora Baltea.
Il Parco comprende la più alta cima completamente italiana,
il Gran Paradiso (4061 metri), e numerose valli tra cui la splendida
Valsavarenche.
Superficie
70.000 ettari complessivi, di cui quasi 34.000 in territorio
piemontese ed il restante nella parte meridionale della Val d'Aosta.
Il Parco si raggiunge da Aosta attraverso la Val
di Cogne, la Valsavarenche, o la Val di Rhemes. Dal Piemonte si
raggiunge attraverso Cuorgnè e Ceresole Reale.
Il periodo migliore per una visita è la stagione tra maggio
e ottobre, quando gli stambecchi si trovano al limite degli alberi
ed al mattino presto od alla sera è possibile osservarli,
se si è muniti di pazienza e cannocchiale.
D'inverno è praticabile lo sci alpinistico e quello di
fondo.
Il territorio è situato quasi tutto al di
sopra dei 1500 metri e comprende più di sessanta ghiacciai,
una settantina di laghi e numerose cascate, la più interessante
delle quali è quella di Lillaz, a soli 3 chilometri da
Cogne.
Oltre 42.000 ettari sono occupati da morene, pietraie, circhi,
massi erratici e praterie d'altitudine.
Considerata tra le valli più spettacolari, la Valsavarenche
è sita nel cuore del Parco ed è la base ideale sia
per escursioni a carattere naturalistico che per ascensioni su
roccia e ghiaccio.
La strada carrozzabile giunge fino a Pont (1960 metri) in una
conca glaciale tra i prati.
Di qui parte una rete di sentieri e mulattiere, secolari vie di
comunicazione per i valligiani.
E' ancora percorribile la famosa strada di caccia voluta da Vittorio
Emanuele II, che amava effettuare qui le sue battute al camoscio
ed allo stambecco.
Il colle di Nivolet ha costituito per secoli una facile via di
comunicazione tra la Val d'Aosta ed il Canadese.
Una interessante escursione inizia circa 2,5 Km dopo il villaggio
di Eau Rousse e porta tra boschi e pascoli all'Alpe Pravieux a
1871 metri.
Proseguendo per pascoli brulli e lariceti si raggiunge in circa
tre ore il Rifugio Chabod (m. 2750, con 90 posti in estate e 15
in inverno).
Una variante classica inizia da Pont e porta in meno di tre ore
di mulattiera, tra pascoli e lariceti, ad una sorta di valico,
segnato da una croce, oltrepassato il quale si scorge il Rifugio
Vittorio Emanuele II (m. 2775, con 120 posti, base per traversate
e ascensioni in quota. In quattro ore di marcia, possibilmente
accompagnati da una guida, i più esperti possono raggiungere
il Gran Paradiso oppure la Tresenta, oltre il ghiacciaio di Moncorvè,
oppure la Becca di Monciair, oltre il ghiacciaio omonimo.
Ovunque il panorama è di incomparabile bellezza e ripaga
ampiamente la fatica dell'escursionista.
Lo spettacolare scenario montano del Parco conserva
lembi residui di foreste di larici, gli alberi più diffusi,
alternatisi a cespuglietti di rododendro e mirtillo, ed alle boscaglie
di ontani verdi.
Oltre al larice, il Parco ospita l'abete rosso, il pino cembro,
il pino mugo, il pino silvestre ed alcune latifoglie come l'ontano,
la betulla, l'acero montano e il pioppo tremolo.
Brevi ma intense e splendide le fioriture delle sterminate praterie
d'altitudine: campanule, ranuncoli, genziane, silene, sassifraghe;
rare ma preziose le stelle alpine, la linnea boreale, l'assenzio
e l'androsace dei ghiacciai. Tra i fiori più rari la Aethionema
thomasianum, tipica di una montagna algerina, e la Potentilla
pennsylvanica.
Gli amanti della botanica possono visitare anche i giardini alpini
di Paradisia in Valnontey, presso Cogne, e di Saussurea al Papillon
du Mont Frety, vicino a Courmayeur, aperti da giugno a settembre.
Il giardino botanico Paradisia prende nome dal giglio bianco di
montagna (Paradisia liliastrum), mentre il giardino Saussurea
è così chiamato in onore dello scienziato ginevrino
H. B. De Saussure, promotore della prima ascensione sul Monte
Bianco.
Un terzo giardino botanico, il Giardino Alpino Chandusia, è
a 2170 metri sul Colle del Piccolo San Bernardo, tra la Savoia
e la Val d'Aosta.
Ancora più preziosa è la fauna, che
presenta la più numerosa e importante popolazione di stambecchi
e numerosi nuclei di camosci e marmotte.
Lo stambecco animale simbolo del Parco, è stato oggetto
di stragi indiscriminate per secoli a causa della sua carne prelibata,
e soprattutto per un ossicino a forma di aquilone contenuto nel
suo cuore, considerato un preziosissimo talismano. Oggi ne esistono
quasi 4000 esemplari.
Tra i carnivori, possiamo trovare la volpe, la donnola e l'ermellino;
tipicamente alpina è la lepre bianca, mentre nei boschi
è comune lo scoiattolo.
Tra gli uccelli domina l'aquila reale e comuni sono il fracolino
di monte e di gallo forcello. Nelle praterie abbondano fringuelli,
sordoni, culbianchi, e tra le rocce i picchi muraioli ed i corvi.
Nei boschi vivono tutti gli uccelli silvani, tra cui il crociere,
la nocciolaia, il ciuffolotto ed il grande picchio nero.
Per la gioia degli entomologi, tra gli invertebrati il Parco ospita
rare ed interessanti specie come il crostaceo isopode Porcellio
festai e la farfalla apollo.
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