
Scarpe
Quale bambina non è rimasta affascinata dalla storia di Cenerentola e della sua piccola scarpetta di cristallo? E quale donna non rimane incantata davanti ad una bella vetrina di scarpe? Molti le collezionano. La scarpa è un oggetto di culto. Alle origini ogni popolazione ha ideato il proprio modello, in base alle condizioni climatiche e sociali. Gli egiziani, già dal 3500 a.C., utilizzavano foglie di papiro intrecciate, mentre alcuni sandali delle imperatrici romane erano realizzati con suole in oro e i cinturini tempestati di pietre preziose. Persiani e Indiani avevano sandali infradito che ricalcavano la forma del piede. Proprio questo tipo di calzatura scomparve e fu riportato in uso solo negli anni Venti da Ferragamo, un mostro sacro in questo campo. Grazie a lui, che utilizzò un arco metallico a supporto del tacco, le scarpe con i tacchi alti non avevano più bisogno di essere chiuse sulla punta. Da questa invenzione si cominciò a sperimentare una vastissima gamma di calzature, ognuna con le sue particolarità. Si utilizzarono diversi materiali e molta attenzione fu data al tacco. Fu ancora Ferragamo, nel 1947, a proporre il sandalo trasparente, che era realizzato con fili di nylon. In molti casi la ricerca di nuove forme è ispirata alle antiche calzature della storia. Il “doppio fondo” degli anni Settanta ha le sue origini nelle calzature della Venezia del XVI sec., le chopine (foto a sinistra), citate da Shakespeare, potevano arrivare anche a mezzo metro di altezza. 
Le Geta giapponesi (foto a destra)sono infradito da cerimonia con uno spessore che può raggiungere i trenta centimetri. In realtà il doppio fondo ricomparve negli anni Quaranta sempre ad opera di Ferragamo, ma non superò i quattro centimetri. Anche le scarpe di loto per un periodo hanno avuto il loro piedistallo, che rendeva la deambulazione delle donne ancora più difficile, per la gioia dei mariti. Infatti in Oriente esisteva il mito del piede di loto d’oro, piede di donna che non più lungo di otto centimetri. A questo scopo i piedi delle bambine venivano fasciati, ogni volta più stretti. Una donna poteva vedere i suoi piedi solo durante il bagno o durante l’atto sessuale col marito: i preliminari infatti consistevano nello sciogliere le fasciature lunghe tre metri. Per queste caratteristiche le scarpe di loto erano realizzate in seta e finemente ricamate anche nella suola.
Grandissimo contributo al successo della scarpa come feticcio, l’ha dato il tacco, rielaborato nei decenni in modi diversi. Il più celebre è sicuramente il tacco a spillo, che si aggira intorno ai dodici centimetri di lunghezza, comparso attorno al 1952. Molto usati sono poi i tacchi a puntale, generalmente molto alti, ma con una base larga. Roger Vivier negli anni Sessanta lanciò il tacco a virgola, piuttosto basso e con la forma curva come quella di una virgola, appunto. Nell’Inghilterra del XVI erano molto in voga tacchi ampi e non altissimi, che furono ripresi durante gli anni Ottanta. Il momento più alto nella ricerca è stato sicuramente durante gli anni Cinquanta, quando il tacco fu arricchito da spirali di strass, o decorato come un cammeo.
O con il tacco “cavatappi” di Andrè Perugia. Molto particolare e meno visto è infine il tacco a cuneo, che scarica il peso a terra non attraverso il calcagno, ma attraverso l’intera pianta del piede. Non va poi dimenticata una parte di mercato sui generis, ossia le scarpe feticcio e le scarpe “opera d’arte”. Sono dei veri pezzi unici, come le scarpe indossate da Anita Ekberg ne “La dolce vita”, oppure le scarpette rosse di Judy Garland ne “Il mago di Oz” che in un’asta del 1988 sono state vendute a 165 mila dollari. Immancabili in questo gruppo “la décolleté da piscina” del 1931 ideata da Perugina in omaggio a Georges Braque.
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