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Storia degli stivali: Il boom arriva negli anni 70


Nel 1964 Mary Quant inventa la minigonna e dalla metà degli anni 60, accorciandosi le gonne, gli stilisti sentono la necessità di allungare le calzature. In Italia è Caterina Caselli a lanciarli nel 1966 e da li non hanno praticamente mai smesso di essere una delle calzature preferite dalle donne. A cavallo tra i decenni 60/70 lo stivale non era poi molto diverso da 4 anni prima, se non una tromba (la gamba dello stivale) intera fin sotto il ginocchio, e non a mezzo polpaccio come agli esordi., traguardiamo negli anni 70 con un tacco bassettino e squadrato. I materiali sono praticamente tutti in pelle naturale: i sintetici arriveranno in seguito. La cerniera laterale in tutti i modelli conferisce una certa aderenza alla gamba e i colori dominanti sono ovviamente il marron testa di moro e il nero. Ma esistono anche modelli abbinati a vestiti sia nel tipo di tessuto che nel colore. Gli stivali abbinati agli abiti avranno grande successo fino ai primi anni 70. La punta è tendenzialmente squadrata arrotondata. Nessuna punta a missile quindi ma nemmeno calzature a pianta larga come qualche anno dopo.

La grande caratteristica è che se da un lato molti modelli sono di lunghezza normale, sotto al ginocchio, soprattutto per le più giovani, quelle che più volentieri indossano le minigonne, vi sono tanti altri modelli dalla lunghezza over knee cioè sopra al ginocchio. Gli stilisti avevano lanciato questa moda (come abbiamo già detto in abbinamento con miniabiti e minigonne) dopo il film “Barbarella” interpretato da Jane Fonda. Diamo quindi a lei la paternità del lancio di questi sensuali stivali anche se ad onor del vero 20 o 30 anni prima la famosa rivista "Bizarre" già proponeva queste lunghezze over knee nelle visioni sadomaso di John Willie.
Naturalmente forme e tacchi nel periodo sessantottino sono molto meno hard anche perché rispecchiano la moda del momento e quindi sono ben lontani dall’essere associati tematiche erotiche.



Naturalmente anche per tutti i primi anni 70 la lunghezza over knee gode di grande diffusione. Nel 1971-72 vengono introdotti i materiali sintetici primo fra tutti un tessuto in pvc lucido. Colori preferiti bianco e nero. Caratteristica principale è la sua elasticità che permette di abolire la zip laterale pur conferendo una forma aderentissima alla gamba. Se una elemento infatti era di rigore in questi anni, era proprio uno stivale aderentissimo alla gamba. Non così rigorosamente, invece, d’uso mettere una sorta di cinturino con fibbietta al termine superiore della tromba dello stivale, sia che esso terminava sotto o sopra il ginocchio. Dal 1973 partono anche i modelli stringati (avete presente gli stivali della Polizia Stradale oggi?) tornati di grande moda 5 o 6 anni fa. È in questi anni che il tacco inizia ad ingrandirsi, la suola inizia ad ispessirsi e la pianta della scarpetta ad allargarsi.



Traguardiamo quindi nella grande stagione delle zattere, il periodo che tutte le donne erano almeno 3 o 5 cm. più alte e che ci traghetterà nella seconda metà degli anni 70. Abbiamo anche qua già ampiamente parlato delle zeppe, per cui citiamo solo i materiali che dal sintetico tornano al naturale, come vuole la moda che va ispirandosi al folklore zigano. I modelli rimangono sempre molto attilati, anzi… sempre più attillati. Naturalmente sono anche gli anni dove trova spazio anche una certa bizzarria nel design dello stivale già con zeppa e anche artisti e musicisti particolarmente alla moda, adottano questi modelli incredibili.
Uno tra tutti "I Cugini di Campagna" dove il color argento e le grosse zeppe ancora oggi ci riempie di ricordi.



Nella seconda metà degli anni 70 si assiste ad un drastico ridimensionamento delle bizzarrie della moda legate agli stivali: niente più fibbione, niente più modelli extra alti, niente più zattere. Solo la musica rock continua con le sue stravaganze (Vi ricordate i zatteroni multicolor dei Kiss nel 1978-79 ?). Passata la cometa del “l’importante è stupire” si torna alla normalità.
I tacchi tornano “normali” e cioè di media altezza, larghi in alto e stretti in basso ma non necessariamente a spillo, la scarpetta non è più a pianta larga (forse l’unica nota positiva per i piedi) ma torna leggermente triangolare a punta come 10 o 15 anni prima. I colori non sono più eccessivi, niente più bianco, giallo, rosso ma solo morbide tonalità di marrone dallo scuro al beige.
Ma la grossa novità a partire dal 1977 è l’abolizione della zip e l’irrigidimento della gamba. Passate le mode stringate e aderenti, anche gli stivali si allargano. Perdendo la zip, la caviglia deve essere necessariamente larga in maniera sufficiente da far passare il piede. La gamba viene rinforzata con del fusto simile al cartone per cui lo stivale così rimane in piedi da solo. All’epoca si chiamavano "a tubo" proprio per la sua perfetta cilindricità e per l’assenza del restringimento sotto il polpaccio.
Praticamente la zip sparirà dagli stivali per circa 15 anni, ma i modelli rigidi dureranno poco. Già verso il 1979, seppur sempre privi di zip, i modelli diventano più morbidi e "pieghevoli" facilitando sicuramente il passo di chi soffriva di polpacci larghi. In quegli anni ricordo che tra le giovanissime imperversava un modello totalmente in plastica lucida (nei colori nero, blu scuro, verde, rosso, giallo e bianco) ma aveva la suola (sempre in gomma) a " battistrada" ricordava una onda rovesciata o i merli del castello.
La moda imperversò tra le ragazzine per alcuni anni e poi sono letteralmente spariti dalla circolazione per ritornare solo negli ultimissimi anni.